Il Santo
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San Giovanni Battista

Precursore di Gesù Cristo

Un bimbo prodigio

Nell'anno 747 "ab Urbe condita" la Palestina è parte della provincia romana della Siria, governata da un legato dell'imperatore Ottaviano Augusto, e in Giudea, per grazia dell'imperatore, è "re alleato" Erode il Grande.

Tra le montagne della Giudea, a sette km dalla città di Gerusalemme, su una collina c'è il villaggio di Ain-Karim, dove abita una coppia di sposi anziani. Lui, Zaccaria (= Dio si ricordò), è sacerdote della classi di Abia ( le classi sono 24 e ciascuna, a turno, assicura il servizio nel Tempio di Gerusalemme per una settimana). Lei, Elisabetta (= Dio ha giurato), è una discendente di Aronne, fratello di Mosè. Sono giusti, irreprensibili davanti a Dio, pregano tre volte al giorno (mattino, mezzodì, sera) , osservano i digiuni e fanno l'elemosina. Non hanno figli e questo per gli ebrei d'allora è disonorevole.

Accade che nella settimana di servizio della sua classe tocca a Zaccaria entrare nel Tempio per attizzare il fuoco e porre l'incenso sull'altare posto dinnanzi al Sancta Sanctorum (rito che si compie mattino e sera). Ha una visione: un angelo gli annuncia che avrà un figlio, grande davanti al Signore, un asceta, un profeta come Elia. Zaccaria, intimorito, non crede perché è vecchio e la moglie è avanzata negli anni. L'angelo Gabriele lo taccia d'incredulità e a prova che il suo lieto annunzio accadrà, lo punisce con la mutezza e la sordità fino all'avveramento delle sue parole. Zaccaria torna a casa, comunica alla moglie la visione e la promessa di un figlio che dovrà essere chiamato Giovanni (= Dio è favorevole). Tutto persuade i vecchi coniugi ad amarsi gioiosamente nella speranza d'avere il figlio e di riacquistare la favella. Elisabetta concepisce e per 5 mesi si tiene nascosta a godersi la prodigiosa maternità. Un giorno del sesto mese di gravidanza ella ode il saluto "shalom" (pace) di una ben nota voce, quella della giovane parente, Maria di Nazaret, sposa di Giuseppe il carpentiere. Sente il bimbo sussultarle in grembo, è illuminata dall'alto e proclama la grandezza di Maria e la sua maternità divina:" A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?"

Maria condivide la gioia della nascita e della circoncisione del bambino il quale, per volontà dei genitori, riceve il nome di Giovanni. Zaccaria, al sommo della felicità, riacquista l'udito e la favella, e profetizza che il figlio suo sarà profeta dell'Altissimo, precursore del Messia, apportatore di salvezza, di luce e di pace (cfr Lc 1).

 

Il giovane asceta

Giovanni cresce in una famiglia pregna di religiosità ebraica che esige la preghiera quotidiana dello "Shemà"; che comporta l'amore al prossimo e l'osservanza del riposo sabbatico; che si esalta nei pellegrinaggi annuali al Tempio di Gerusalemme per compiere sacrifici e fare offerte. Ha presente quanto gli hanno raccontato papà e mamma della sua miracolosa nascita e del destino a lui riservato da Dio.

A 13 anni egli è "figlio della legge", cioè considerato adulto. Non si conosce a quale età muoiono i vecchi genitori. Come figlio unico di una famiglia sacerdotale la sua professione è segnata: nel Tempio di Gerusalemme essere ministro dell'altare, giudice della purità legale, uomo della "Torah" (la Legge), maestro di morale e di religione. E' consapevole di questo, ma si sente responsabile di una chiamata a vivere come "nazir" (un consacrato a Dio che deve astenersi dalle bevande alcoliche, non radersi i capelli, non toccare cadaveri), per ricondurre molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Giovanni cresce forte fisicamente e spiritualmente, matura in sè una scelta di vita personalizzata, singolare.

Lungo il fiume Giordano, presso le sponde del lago di Gennèsaret e del mar Morto, gruppi pii di ebrei (gli Esseni) sono dediti a un culto religioso intenso, diverso da quello celebrato a Gerusalemme e nelle sinagoghe: vivono in comunità sotto la guida di un anziano, osservano il celibato, praticano frequenti riti di abluzione, collaborano al proprio mantenimento.

Giovanni li conosce, ma preferisce vivere solitario, praticare l'ascesi propria dei profeti, dei nazirei in regioni deserte, poco popolate, nella catena di monti che si estende tra la Palestina e la valle del Giordano. Porta un vestito di peli di cammello intrecciati e una cintura di pelle ai fianchi come il profeta Elia; mangia miele selvatico, cavallette (arrostite o ridotte in farina con la quale si cucinano torte di miele) e frutti di bosco, come i nomadi (cfr Mc 1,1-8).

 

Maestro d'ascesi

Giovanni, già noto ai suoi compaesani per l'onorabilità della famiglia e per le circostanze meravigliose della sua nascita, incuriosisce i conoscenti ancor più per la scelta originale che lo estranea dalla società e lo pone in un rango di persone bizzarre o carismatiche dalle quali ci si attende qualcosa di grande.

Alcuni lo avvicinano, rimangono affascinati dal suo tenore di vita e chiedono di essere suoi discepoli. Il suo magistero è in linea con la migliore tradizione profetica che univa alla parola di Dio proclamata con coraggio alla gente, a rischio anche di essere perseguitato, l'esempio di una vita virtuosa irreprensibile.

Giovanni prega il Signore della Santa Alleanza e lo serve senza timore in santità e giustizia. La preghiera è quella dei Salmi che lodano Dio per i prodigi compiuti nell'universo e nella storia della salvezza del suo popolo Israele; che ringraziano Dio perché esaudisce le suppliche e libera dai pericoli, concede l'abbondanza dei raccolti; che invocano la liberazione dalle malattie e dai pericoli di morte, dalla calunnia e dal peccato, e supplicano la salvezza e la restaurazione di Israele avvilito, disfatto, caduto nei vizi e nell'idolatria. Egli ritiene necessario far conoscere al popolo la misericordia divina nella remissione dei suoi peccati, illuminare la mente di chi è nell'errore, dirigerne i passi nella via della pace.

Alla preghiera e all'insegnamento Giovanni unisce l'austerità della vista con la povertà dell'abitazione e delle vesti, con la penitenza di un cibo perennemente frugale e di un frequente digiuno, motivato anche dalla volontà di contenere l'esuberanza dei sensi e la concupiscenza umana, ma principalmente come segno di pentimento dei peccati, di purificazione per propiziare la comunione con Dio, di volontà di convertirsi, di osservare la giustizia e la carità, di amare la verità e la pace. I discepoli lo imitano e sono sempre più numerosi e formano una "scuola dei profeti" come al tempo di Elia.

 

L'ultimo profeta dell'Antica Alleanza

Giovanni, trentenne, negli anni 28-29 (XV anno dell'impero di Tiberio) al tempo dei sommi sacerdoti Anna e Caifa, di Erode Antipa tetrarca della Galilea e della Perea, di Ponzio Pilato procuratore romano di Giudea e di Samaria, accoglie la parola di Dio che lo investe del carisma profetico proprio dei veggenti biblici Elia, Geremia, Ezachiele. Lascia il deserto con i suoi discepoli, si reca presso il fiume Giordano ove la gente accorre ad ascoltarlo: vi sono anche scribi e farisei, gabellieri, soldati romani, perfino prositute.

Ammonisce quanti vanno da lui che è l'ora della conversione a una vita conforme alla volontà di Dio, di un ritorno incondizionato al Dio dell'Alleanza, nell'imminenza del gran giudizio divino sul popolo e della venuta del Messia promesso: il regno dei cieli è vicino.

Denuncia i peccati sociali di avarizia, di ingiustizia, di violenza, di lussuria, di religiosità superficiale, e grida alla folla: " Fate opere degne di conversione" (dar da mangiare a chi ha fame, vestire gli ignudi, non rubare, non fare violenza). Non risparmia i farisei e i sadducei chiamandoli razza di vipere perchè si credono giusti e non lo sono, si vantano che Abramo è il loro padre e non compiono le sue opere.

Attacca i politici, il tetrarca Erode Antipa che compie scelleratezze. La più scandalosa è l'adulterio incestuoso con Erodìade, moglie del suo fratellastro Filippo, e sua nipote. Quasi il tetrarca gli fosse davanti agli occhi, lo apostrofa: "Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello". La Torah lo vieta in modo assoluto. Ai gabellieri dice di non esigere più di quanto è stato fissato; ad alcuni soldati raccomanda : " Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe".

A quanti accettano il suo messaggio, confessano oralmente i peccati e vogliono cambiar vita, Giovanni offre il battesimo (immersione nell'acqua) che è un rito usato pure dalle sette giudaiche degli Esseni e dagli abitanti di Qumran. Il suo però è singolare perchè è offerto a tutti, una sola volta, nelle acque correnti del Giordano, ed ha un riferimento escatologico in quanto purifica in vista del giudizio finale di Dio. Egli personalmente versa dell'acqua sulle persone che si presentano dinnanzi a lui desiderose di conversione. Molti scribi, farisei e sadducei vengono a curiosare, ostentano superiorità morale e non si fanno battezzare.

Il battesimo di Giovanni è il segno della conversione per un radicale cambiamento di vita, garantisce la salvezza nell'imminente giudizio divino e prepara all'avvento del regno messianico. Per questo rito viene chiamato " il battezzatore " per antonomasia: Giovanni Battista (cfr Mt 3,1).

Io non sono il Messia

Le autorità giudaiche di Gerusalemme si tengono aggiornate sull'attività profetica di Giovanni, il figlio del sacerdote Zaccaria, ne apprezzano l'efficace azione di riforma  religiosa, che però conduce autonomamente ed ha singolari accenni messianici. Restano dubbiosi sull'origine della sua missione, se è voluta da Dio od è iniziativa personale. Mandano giù a Betania al di là del Giordano, dove Giovanni sta battezzando, alcuni sacerdoti e leviti della fazione dei farisei, a intervistarlo.

Gli scandiscono interrogativi in modo incalzante: " Chi sei tu? Sei il Messia? Sei Elia? Sei un profeta? ".

Gli Ebrei, dominati dai Romani, infastiditi dagli ellenisti, pregavano Dio che mandasse il Messia (ossia il Cristo, l'Unto) promesso, il personaggio della stirpe di David, che doveva liberarli politicamente e ripristinare il Regno di Dio o Regno dei Cieli, dove tutti gli Israeliti avrebbero amato. Le folle particolarmente lo sognavano glorioso, taumaturgo, invincibile operatore di giustizia e di pace.

I profeti lo chiamarono anche Figlio di Dio, più degli angeli, in quanto avrebbe avuto una filiazione adottiva privilegiata, che gli avrebbe assicurato una totale protezione divina. Lo dicevano Figlio dell'Uomo che, investito di potenza divina, viene nell'ultimo giorno a condannare i peccatori e salvare i giusti. Nella prospettiva evangelica paradossalmente il Figlio di Dio salverà con l'ignominia della Croce.

Giovanni non esita a rispondere puntualmente: " Io non sono il Cristo" conoscendone già l'identità : "Io non sono Elia" non compiendone i prodigi e le battaglie: " Non sono il profeta per eccellenza, un nuovo Mosè, poichè non ho rinnovato i prodigi dell'Esodo". Insistono: "Che cosa dici di te stesso?" (cfr Gv 1,22).

 

Primo testimone di Gesù Messia

Egli risponde con perentorietà, nello stile dei profeti, chi è lui e rivela loro l'enigmatica presenza d'un personaggio sconosciuto, potente, santificatore e giustiziere, che salva dall'ira divina:

-"Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore come dice il profeta Isaia";

-"In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete";

-"Uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo";

-"Uno che è più forte di me";

-"Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo che come fuoco purifica e santifica";

-"Egli pulirà la sua aia, raccoglierà il grano nel granaio, ma brucerà la pula cin il fuoco della Geenna".

In quei giorni Gesù ha notizie del suo parente Giovanni; parte solo da Nazaret di Galilea, discende nella valle del Giordano e si reca a Betania. Passa tra la folla come uno dei tanti penitenti e curiosi. Giovanni lo scorge, ha una luce interiore e proclama: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perchè era prima di me. Io non lo conoscevo [in questa sua vocazione, n.d.r.], ma sono venuto a battezzare con acqua perchè egli fosse fatto conoscere a Israele".

Giovanni conosce alquanto le caratteristiche del messianismo di Gesù: sottomesso a Dio come umile servo, apolitico, che salva gli uomini e li strappa a satana con l'immolazione redentiva personale come di agnello (cfr Gv 1).

 

Giovanni battezza Gesù

Gesù attende che tutto il popolo sia battezzato, poi scende nelle acque del fiume e si presenta a Giovanni, non confessa nessun peccato, ma chiede umilmente di essere battezzato. Giovanni vuole impedirglielo e gli dice: " Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?". Gesù risponde: "Lascia fare per ora, poichè conviene che così adempiamo ogni giustizia". Il Battista intuisce che Gesù considera il suo rito penitenziale una pratica voluta da Dio in preparazione all'era messianica che esige una nuova e radicale fedeltà al volere divino; quindi è giusto compierla.

Acconsente e versa l'acqua su Gesù che prega in silenzio.

D'improvviso, mentre Gesù esce dall'acqua, si aprono i cieli ed egli vede lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che dice: "Questi è il figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto".

Al fulgore della luce che balena dal cielo, alla visione della colomba (simbolo d'amore per gli Ebrei), alle precise parole che dichiarano Gesù servo e figlio regale di Dio, come aveva profetizzato Isaia, Giovanni crede che Gesù è veramente il Messia, in relazione filiale con Dio Padre. Inizia l'era messianica della salvezza.

 

Il dono di due discepoli

Il giorno seguente il Battista, mentre s'intrattiene con i suoi discepoli, scorge Gesù venire verso di loro. Esclama:

-"Ecco l'Agnello di Dio colui che toglie il peccato del mondo";

-"Ecco l'uomo che è più grande di me, perchè era prima di me";

-"Io sono venuto a battezzare per farlo conoscere al popolo d'Israele";

-"Ho visto lo Spirito scendere come una colomba, venire e rimanere su di lui";

-"Ecco colui che battezzerà con Spirito Santo";

-"Io ho visto tutto ciò e posso testimoniare che egli è il Figlio di Dio".

I discepoli ascoltano il maestro che li ha iniziati alla vita ascetica, li ha purificati nell'acqua del Giordano, ha parlato loro della speranza d'Israele risposta nel Messia tante volte promesso. Questi li libererà dalle mani dei nemici: i sadducei che non credono nella risurrezione dei morti; i farisei che ostentano una religiosità superficiale; gli scribi che sono diventati legulei; gli erodiani che sono al servizio di un despota lussurioso; gli zeloti che praticano la violenza; i pagani di Roma che disprezzano gli Ebrei. Apprendono che il Messia è quel Gesù di Nazaret che cammina solo e silenzioso davanti a loro, che ha pure chiesto il battesimo di penitenza. Di lui Giovanni appassionatamente rivela la grandezza arcana e il destino messianico.

Un pomeriggio, poco tempo dopo, sta conversando con due suoi discepoli, Andrea fratello di Simone e (forse) Giovanni fratello di Giacomo, tutti pescatori del Lago di Galilea, e scorge Gesù che passa. Subito, il Battista mandato per dare testimonianza alla luce, ripete:"Ecco l'agnello di Dio!". I due, d'istinto, salutano il maestro e s'incamminano per raggiungere Gesù. Egli s'accorge d'essere pedinato, si volta e chiede loro:"Che cercate?". Rispondono tradendo il desiderio di entrare in comunione con lui: "Rabbì [maestro], dove abiti?". Gesù accetta benevolmente la richiesta: "Venite e vedrete". Vanno, vedono dove il Messia abita e rimangono con lui fino a sera.

In seguito Andrea porta il fratello Simone da Gesù che gradisce la sua visita e gli profetizza che gli sarà cambiato  nome:"Ti chiamerai Cefa" [che vuol dire Pietro]. Ciò accadrà più tardi, sulla sponda del lago, nei pressi di Cafarnao, quando Gesù chiamerà i quattro fratelli: "Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini" (Mc 1,17).

L'amico dello sposo

Il Battista ha rivelato a tutti che Gesù è luce del mondo, pieno di grazia e di verità; ora può affermare d'aver preparato la via del Signore, iniziando alcuni alla vita ascetica dei profeti, purificando molti col battesimo di penitenza, proclamando che Gesù di Nazaret è il Messia, donando a lui i suoi migliori discepoli.

Gesù si allontana dal Giordano e si rifugia, condotto dallo Spirito, in un luogo deserto per essere tentato dal diabolo che lo aggredisce dopo quaranta giorni e quaranta notti di digiuno. In seguito torna in Galilea e con i primi discepoli e la Madre sua Maria partecipa alle nozze di Cana, sale a Gerusalemme per la Pasqua, scende nella regione del Giordano ove si intrattiene con i discepoli ed essi battezzano con un rito di penitenza analogo a quello di Giovanni che opera poco distante.

E' umano che i due gruppi abbiano occasione di confronto e discutano tra loro riguardo la purificazione dei rispettivi battesimi. I discepoli del Battista vanno perciò da lui e gli dicono: "Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano e al quale tu hai reso testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui".

Giovanni s'accorge che ai suoi è difficile accettare la prevalenza dei discepoli di Gesù Sa però di essere mandato a dare testimonianza alla luce; perciò enuncia nuove verità, per loro incomprensibili, che illuminano la trascendenza dello Sposo-Messia. Dice loro esplicitamente:

-"Gesù e i suoi discepoli battezzano perché hanno ricevuto mandato dal cielo";

-"Io, vi ne siete testimoni, dissi che la mia missione era di preparare la strada a lui";
-"Gesù è lo sposo che annuncia le nozze del nuovo Israele con Dio";

-"Io sono l'amico dello sposo ed esulto felice alla sua voce: la mia gioia è completa";

-"Gesù deve crescere ed io invece diminuire";

-"Egli viene dal cielo ed è sopra tutti";
-"Gesù attesta ciò che ha visto e udito;chi accetta la sua testimonianza è nella verità di Dio";

-"Egli, mandato da Dio, comunica le parole di Dio";

-"Gesù è amato dal Padre che gli ha dato il potere su ogni cosa";

-"Chi crede in Gesù ha la vita eterna; chi non gli obbedisce non vedrà la vita" (cfr Gv 3,22-36).

L'arresto di Giovanni

Frattanto il Battista prosegue a sollecitare tutti, particolarmente i potenti, a fare penitenza per i peccati e per un cambiamento di vita. La denuncia che egli fa è motivata principalmente dalla religione: nel sacro libro del Levitico (c. 18) il Signore Dio degli Israeliti proibisce l'incesto, è un'infamia. Ma non può ignorare che le sue invettive hanno conseguenza politiche: irritare la corte del tetrarca messa alla gogna; alienare la simpatia dei sudditi religiosi e incrementare i vizi sociali; e specialmente inasprire l'ostilità del re dei Nabatei, Areta IV, contro Antipa che ha ripudiato sua figlia, l'ha umiliata costringendola a fuggire e riparare presso la casa paterna.

C'è una persona a cui quella voce risuona troppo minacciosa e offensiva: Erodìade. E' nipote di Erode il Grande e sorella di Erode Agrippa I, ha sposato Erode Filippo che è fratellastro di suo padre Aristobulo; ha una figlia, Salomè. A Roma, ove risiedeva da anni, ha ospitato lo zio Erode Antipa, fratellastro di suo marito, e di lui s'è innamorata al punto di lasciare Filippo, e con la figlia seguire Antipa che torna nelle terre di cui è tetrarca, la Galilea e la Perea, le regioni in cui operano Giovanni e Gesù.

Adultera e incestuosa, sa di essere il bersaglio del Battista: pretende che Antipa chiuda la sua bocca e vorrebbe farlo uccidere, ma non può perché Erode teme Giovanni, sapendolo giusto e santo. Però persuade il tetrarca ad arrestarlo e incatenarlo nella prigione della fortezza di Macheronte.

E' situata nell'estremità sud-orientale della Perea  a circa otto km ad est del Mar Morto. Già distrutta dai Romani, fu riedificata da Erode il Grande che sopra una collina costruì la cittadella (un sontuoso palazzo e la prigione del regno) e sotto la città. A pochi chilometri c'è il confine con il regno dei Nabatei il cui re Areta IV è nemico acerrimo del tetrarca Antipa.

Areta si vendicherà. Preso il pretesto di una contestazione di frontiere dichiarerà guerra ad Antipa e lo sconfiggerà. Antipa entrerà in conflitto anche con il nipote Erode Agrippa, fratello di Erodìade, che lo accuserà di alto tradimento presso l'imperatore Caligola. Verrà deposto ed esiliato a Lione in Francia, dove finirà i suoi giorni assieme ad Erodìade verso gli anni 40 d.C.

Il prigioniero giusto e santo

Erode Antipa considera Giovanni un prigioniero d'eccezione, non solamente perché è venerato dal popolo e ha un seguito di discepoli, ma, superstizioso com'è, ha paura del suo carisma profetico, che può anche maledire. Perciò veglia su di lui e a volte s'intrattiene volentieri a parlargli pur desiderando in cuor suo di liberarsi da questo scomodo profeta.

Permette ai discepoli di far visita al maestro. Essi lo confortano e lo informano dell'attività di Gesù con certi particolari che rivelano il loro animo ancora incerto. Gli dicono che Gesù guarisce infermi anche di sabato, tocca e sana lebbrosi, ha risuscitato la figlia di Giairo capo della sinagoga di Cafarnao, ha annoverato tra i suoi dodici apostoli anche il pubblicano Levi, mangia con i peccatori, scaccia i demoni e perdona i peccati, insegna con parabole e con autorità, manda i discepoli due a due a predicare la conversione, a guarire gli infermi ungendoli con olio. Inoltre non dice d'essere il Messia, tacita chi lo afferma, non fa digiunare i suoi discepoli, non attacca i politici.

Giovanni capisce che i suoi dubitano della messianicità di Gesù Ne manda alcuni da lui a chiedergli in modo esplicito: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne  un altro?".

A Gesù, che sta compiendo guarigioni ed esorcismi, è facile rispondere, alludendo agli oracoli del profeta Isaia:"Riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedrete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella": E aggiunge un grave monito:"Beato colui che non si scandalizza di me".

Appena partiti i discepoli del Battista, Gesù chiede retoricamente alla folla che cosa sono andati a vedere nel deserto: "Una canna sbattuta dal vento? Un uomo avvolto in morbide vesti? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta... Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista". Senza smentire quanto ha appena detto, aggiunge subito che nella nuova economia della salvezza la più semplice persona che crede al Vangelo è più grande di Giovanni: "Tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui":

Giovanni, dice Gesù, pone fine alla storia della vecchia alleanza: la legge e i profeti hanno profetato fino a Giovanni (cfr Mt 11,2-15; Lc 7,18-28).

Testimone della verità fino al martirio

Nella festa del suo genetliaco Erode Antipa invita al banchetto i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea, solo uomini. Per la delizia dei commensali fa introdurre la figlia di Erodìade, una quindicenne, per esibirsi in una danza voluttuosa. Salomè danza e piace ad Erode e ai commensali. Il tetrarca dice alla ragazza: "Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò". E conferma la promessa con un giuramento: "Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno".

Salomè non sa cosa chiedere, esce per consigliarsi con la madre: "Che cosa devo chiedere?". Quella risponde: "La testa di Giovanni il Battista": Entrata di corsa nel triclinio dice, scandendo le parole: "Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista":

Il tetrarca si rabbuia in volto, resta perplesso; guarda d'intorno gli invitati, cui poco importa la vita di un condannato; ricorda il solenne giuramento appena fatto, sa di avere un insindacabile "jus gladii" sui suoi prigionieri. Non vuole scontentare le sue donne. Immediatamente manda una guardia con l'ordine che gli sia portata la testa del prigioniero.

Giovanni è decapitato in prigione. La guardia porta la testa su un vassoio e lo dà alla ragazza che lieta esce a rendere felice la sanguinaria madre.

I discepoli, quando sono informati della decapitazione del maestro, chiedono e ottengono da Erode Antipa di prendere il cadavere mutilato per dargli onorevole sepoltura e informano del suo martirio Gesù. La testa del Battista rimane un cimelio in casa di Erodìade che rinnova, guardandolo, il sadico piacere della vendetta. Giovanni sarà venerato anche con lo specificativo che richiama il suo martirio: Giovanni Decollato (cfr Mt 14,3-12; Mc 6,17-29).

Elia è già venuto

Elia (= il mio Dio è Jahvè), vissuto nella prima metà del sec IX a.C. a Tisbe, ad est del Giordano, dopo Abramo, Mosè e Davide, è un personaggio importante nella storia d'Israele. L'eroica fede nel Dio dei Padri, la lotta sanguinosa che condusse contro gli idolatri, gli stupefacenti prodigi che compì, il cammina spirituale che percorse( celibe, lascia la famiglia e i propri interessi; umile, obbedisce a Dio che lo manda sulla cima del Carmelo a sacrificare e su quella dell'Oreb a contemplare; forma un scuola di profeti), il destino che gli è stato assegnato (ricostituire le tribù di Giacobbe, placare l'ira divina, precorrere il giorno del terribile giudizio finale di Dio), l'assunzione al cielo su un carro di fuoco, fanno di Elia il principe dei profeti.

Nei testi evangelici inoltre risulta la chiara convinzione degli scribi e di Gesù stesso che Elia sarebbe stato il precursore del Messia, che avrebbe riordinato tutte le cose, che avrebbe compiuto profigi, sarebbe stato l'antesignano della salvezza delle genti.

I discepoli (Pietro, Giacomo e Giovanni) che avevano contemplato Gesù trasfigurato sul monte Tabor e l'avevano visto colloquiare con Elia e Mosè, ebbero da Gesù l'ordine di non parlare a nessuno di quella visione, se non dopo la sua risurrezione. Ma ad essi la presenza di Elia e la sottointesa morte di Gesù prima della risurrezione avevano posto il problema della sua venuta, perciò chiedono: "Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?". Essi interpretavano in senso messianico una profezia di Malachia circa Elia che avrebbe sistemato ogni cosa prima del Messia.

Gesù risponde che è vero quanto affermano gli scribi, ma Elia è già venuto e ha tentato di indurre i capi del popolo ad un cambiamento di vita per accogliere il regno di Dio: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi l'hanno trattato come hanno voluto uccidendolo, e il Figlio dell'uomo avrà lo stesso destino. Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista (cfr Mt 17,9-13; Mc 9,9-13).

Il fantasma di Giovanni

I cortigiani del tetrarca, alcuni mesi dopo, lo informano che Gesù, il rabbì di Nazaret, opera strepitosi prodigi, insegna con autorità, predilige i poveri, perdona i peccatori, e se ne va per città e villaggi annunciando la buona novella del regno di Dio. E' accompagnato da dodici apostoli e seguito da molte donne che egli ha liberato da spiriti maligni e da infermità. Tra esse ci sono Maria di Magdala, Susanna e perfino Giovanna, moglie di Cusa che è funzionario di corte: esse lo assistono con i loro beni.

Riferiscono ad Erode le dicerie della gente: chi dice che è Elia o un profeta risorto o Giovanni redivivo. Invece di impensierirsi da un punto di vista politico come aveva fatto con il Battista, s'impaurisce e dice: "Quel Giovanni che io ho decapitato è risuscitato! La potenza dei miracoli opera in lui" (cfr Mt 14,1-2; Mc 6,14-16; Lc 9,7-9).

Desidera vedere Gesù. Lo vedrà durante la passione, quando Pilato, saputo ceh Gesù era della giurisdizione di Erode, lo manderà da lui, perché lo giudichi. Il tetrarca si rallegrerà molto nel vedere Gesù, sperando di vedere qualche miracolo. Ma l'amico di Giovanni non lo degnerà di una sola parola. Ciò imbestialirà Antipa che, dopo aver insultato Gesù, si prenderà gioco di lui rivestendolo di un mantello regale e rimandandolo al procuratore romano. Quel giorno i due nemici politici diventeranno amici.

Giovanni nella letteratura apocrifa

Gli apocrifi, che hanno riferimenti al Battista (il Protovangelo di Giacomo del II-III sec.; il Vangelo dell'infanzia del V sec.; il Libro di Giovanni del VII sec.), non danno un apporto storico di rilievo; riportano leggende mirabolanti sull'infanzia e fanciullezza di Giovanni e di Gesù, pretendono precisare particolari storici da poco. Giovanni sarebbe stato concepito il 9 ottobre e partorito il 5 giugno. Zaccaria sarebbe divenuto padre all'età di 106 anni. Il ministero del Battista sarebbe durato 42 anni!

Anche il Corano ed altri testi musulmani (VII-VIII sec.) hanno molti riferimenti a Giovanni: dove si loda Dio che ha dato fecondità a Zaccaria vecchio di 120 anni e ad Elisabetta di 98; dove si narra che zaccaria fu il tutore di Maria che ha concepito verginalmente Gesù all'età di 13 anni; dove si descrivono con ammirazione l'infanzia di Gesù e gli incontri con il coetaneo Giovanni. Questi, fatto giovane, volendo essere obbediente alla legge che comanda di ammogliarsi, avrebbe preso moglie, vivendo però in perfetta castità. Giovanni sarebbe il migliore di tutti, l'unico senza peccati di pensiero e di opera.

Leggende apocrife

Erode il Grande ordinò la strage degli innocenti a Betlemme per sopprimere Gesù, che Giuseppe pose in salvo fuggendo in Egitto. Anche Elisabetta fugge nel deserto con Giovannino e lo salva dalla ferocia di Erode.

Sulla via del ritorno dall'Egitto la sacra Famiglia incontrò Zaccaria, Elisabetta e Giovannino che si rallegrarono per lo scampato pericolo e ringraziarono Dio che aveva mandato il suo angelo e avvisarli.

Negli anni dell'infanzia e della fanciullezza di Giovanni ad Ain-Karim veniva in visita la famiglia nazaretana, che compiva l'annuale pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme per l'occasione della Pasqua ed aveva soddisfatto gli obblighi religiosi. I due fanciulli potevano trastullarsi con gli agnelli e giocare sotto lo sguardo vigile delle mamme.

Giovanni, fatto uomo, prese congedo dai vecchi genitori che si dimostrarono rispettosi della vocazione dell'unico figlio e si rassegnarono a morire senza la sua assistenza.

In un imprecisato giorno Giovanni discese agli inferi, ove stavano le anime dei giusti, ed annunciò loro la venuta del Messia e la prossimità del giudizio universale. Ciò legittimerà la presenza, accanto a Cristo  giudice, della Vergine Madre e di Giovanni Battista quali intercessori di misericordia, nella figurazione degli orientali: la Trinità giudicante o "Deesis".

Giovanni nel culto

Dopo la morte del Battista, i discepoli costituiscono un movimento ascetico che si propaga in Egitto e nell'Asia Minore. Il culto del Precursore diviene presto (IV sec.) universale sia per merito loro che dei monaci che lo ritengono modello d'ascesi. Ovunque si costruiscono oratori e chiese in suo onore particolarmente in Palestina: ad Ain-Karim, ad Ain el-Habis, ad Ain-Ma a sud di Ebron vicino al Mar Morto, sulle rive del Giordano, a Macheronte, a Gerusalemme, a Gerasa.

A Sebaste in Samaria i discepoli trasportano il corpo di Giovanni e costruiscono una cattedrale sulla tomba e un'altra chiesa sul colle vicino per custodirvi la testa.

Al tempo dell'imperatore Giuliano (361-363) la tomba fu profanata dai pagani e il corpo bruciato e le ceneri disperse. La cattedrale in seguito fu danneggiata dal terremoto e dai Persiani (VII sec.). Però il luogo del sepolcro del Battista fu sempre meta di devozione per Cristiani e Musulmani. I crociati (XII sec.) ricostruirono la cattedrale che i Musulmani cambiarono in moschea (1187).

Nel secolo IV, a Roma, la Chiesa del Laterano fu dedicata al Salvatore, nel X secolo a san Giovanni Battista, nel XII secolo sarà associato san Giovanni apostolo-evangelista: è detta "la madre principale di tutte le chiese dell'Urbe e dell'Orbe". Chiese in suo onore sorsero a Ravenna (V sec.), a Monza e a Torino (VI sec.). San Benedetto gli dedicò un oratorio a Montecassino. Innumerevoli sono gli altari su cui è venerata la sua immagine e numerosissimi i toponimi di San Giovanni Battista in tutta Europa. Nei battisteri, edifici o cappelle, l'immagine di Giovanni con quella di Gesù vivacizza il rito del Battesimo cristiano.

Contribuirono molto alla diffusione del suo culto i Cavalieri di San Giovanni o Cavalieri di Malta: ovunque eressero cappelle al loro patrono e perfino imposero il suo nome alla fortezza d'Acri: San Giovanni d'Acri, precipuo teatro della loro carità e del loro eroismo.

Il fortunoso rinvenimento delle reliquie

Il corpo del Battista fu bruciato. La testa del santo, secondo una più probabile tradizione, ebbe sorte migliore: fu salvata e custodita da monaci. Dopo aver peregrinato ad Alessandria d'Egitto e a Rodi, fu venerata a Costantinopoli (V sec.).

Dopo la prima crociata i pellegrini scoprirono nei luoghi, dove Giovanni aveva vissuto, resti del suo corpo in numero impressionante, sì ceh centinaia di chiese in tutta Europa hanno un frammento: un dente, un dito, una mano, un braccio.

In Italia si custodiscono le reliquie del Precursore a Roma, Torino, Aosta, L'Aquila, Siena, Portofino, Firenza; così in Francia, Spagna, Germania, Malta.

Il capo del santo, senza mandibola, è conservato a Roma nella chiesa di San Silvestro "in capite". La mandibola è custodita nella Chiesa di San Lorenzo a Viterbo. Furono staccati frammenti più o meno grandi che si venerano un po' dappertutto; a Viterbo; in Germania; nella Spagna a Oviedo; in Francia a Parigi, a Soissons e altrove; ad Amiens si onora perfino un'atra testa. E' arduo provare l'autenticità d'ogni singola reliquia, perché aggregate raddoppierebbero il corpo del martire. I pellegrini e i crociati ritennero venerabili resti umani rinvenuti nelle antiche chiese dedicate al Battista, se ne appropriarono e le portarono in Europa.

Il santo più onorato

La liturgia della Chiesa Cattolica onora san Giovanni Battista più di tutti i santi del suo martirologio, dopo la Vergine Madre di Gesù. Celebra la solennità della sua nascita il 24 giugno e prega Dio che conceda al suo popolo "di camminare sulla via della salvezza sotto la guida di san Giovanni il precursore, per andare con serena fiducia incontro al Messia da lui predetto, Gesù Cristo nostro Signore". Inoltre fa memoria del suo martirio il 29 agosto e fa pregare: "O Dio, che a Cristo tuo Figlio hai dato come precursore, nella nascita e nella morte, san Giovanni Battista, concedi anche a noi generosamente nella testimonianza del tuo Vangelo, come egli immolò la sua vita per la verità e la giustizia".

La Chiesa, nel Medio Evo, approvò che il santo fosse scelto a patrono di diverse corporazioni di lavoratori:

-degli albergatori a ricordo del banchetto che occasionò la sua morte;

-dei sarti e pellicciai: egli indossava semplici vesti di pelle;

-dei fabbricanti di spade: una spada gli mozzò la testa;

-dei cardatori di lana: l'agnello fu sempre uno dei suoi simboli;

-dei marittimi a Pozzallo (Ragusa): fu intrepido nella burrasca di fine-vita;

-dei padrini e madrine di battesimo in Sicilia. A Chiaramonte Gulfi è invocato perché liberi dal terremoto, dai temporali, ed è pregato con il "Rosario di San Giovanni".

Molte città nel mondo cristiano lo scelsero come patrono. In Italia: Torino, Genova, Firenze. In alcune si edificarono chiese dedicandole a San Giovanni Decollato: a Venezia (San Zan Degolà), a Firenze (San Giovanni dei Cavalieri) e a Cornacchiaia, a Trieste.

Giovanni Battista ispirò le arti figurative un po' ovunque nella cristianità. Fu cantato da poeti e il suo martirio scelto come soggetto di drammi.

I simboli suoi sono: la croce a stilo con il cartiglio "Ecco l'Agnello di Dio", l'agnello crocifero, il vassoio con la testa o senza, il favo di miele, la spada.

Dante nel trentaduesimo Canto del Paradiso vede il trono glorioso "quel del gran Giovanni/ che sempre santo 'l diserto e 'l martirio / sofferse".

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