La Spiritualità
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                  PREMESSA

        La missione della Chiesa Cattolica è innazitutto quella di diffondere un messaggio di fratellanza e amore tra i popoli. Il sito web di una parrocchia fa proprio questo messaggio, ed entrando in punta di piedi, nelle case della comunità residente nel quartiere, cerca di incontrare tutti, secondo le proprie esigenze, necessità, vocazioni e quant’altro risponde ad un bisogno di spiritualità.

Viviamo oggi i benefici di una società globalizzata dove la comunicazione è al primo posto tra tutte le opportunità tecnologiche, finalizzate allo scambio di informazioni, come i giornali e le tv “on line” newsletter, socialnetwork etc. paradossalmente però, nonostante l’enome offerta mediatica ci ha resi super informati su tutto, persiste una pseudo-disinformazione sulla Chiesa Cattolica, costantemente sotto attacco nei secoli, da parte di una controcultura orientata all’isolamento dell’uomo ed alla negazione della dignità umana soprattutto, della sua origine divina  per il quale ogni essere umano e sacro davanti a tutto e tutti e secondo solo davanti a Dio.

Il ricorso dell’uomo a molteplici forme di idolatria, alcune delle quali, troppo spesso, rimbalzano agli onori delle cronache per le ambiguità che le caratterizzano, per non parlare delle atrocità di certi rituali, sono la chiara manifestazione di una esigenza al quale questa società non ha saputo dare una risposta  efficace ed esaustiva, una risposta che a partire dalla Chiesa di Cristo Gesù non può più essere procastinata.

Per consentire di intraprendere un cammino di autentica spiritualità dobbiamo però iniziare a rivedere alcuni “luoghi comuni” riconsegnando a questi, il giusto decoro e lo scopo a cui fanno riferimento. Ecco perchè ci è sembrato “necessario” prendendo spunto da un incontro di formazione organizzato dal Vicariato di Barcellona Pozzo di Gotto e tenuto da Frate Egidio della comunita dei Carmelitani, presentare la nostra comunità parrocchiale iniziando a parlare in modo “appropriato” del luogo “principe” a cui la nostra fede cristiana fa riferimento, l’edificio che tradizionalmente è il luogo di culto, nella fattispecie la nostra Chiesa di San Giovanni.

Obiettivo è quello di mostrare che un’opera d’arte, come appunto la chiesa di S. Giovanni Battista di Barcellona P.G., è anche un’opera teologica, cioè un’opera realizzata tenendo conto della fede nel Dio di Gesù Cristo così, come ci viene trasmessa dalla tradizione più genuina della Chiesa.

In particolare ci soffermeremo a parlare di alcune opere, presenti all’interno dell’edifico, che riteniamo bastevoli per realizzare lo scopo che ci siamo proposti.

 

I. Una chiesa-edificio in mezzo alle case di una città

       Prima di scoprire l’intensità, la forza ma soprattutto l’umanità del messaggio racchiuso nelle opere d’arte della nostra chiesa, è indispensabile comprendere le ragioni di fondo che motivano la costruzione di una chiesa-edificio.  Diciamo subito, che si costruisce una chiesa non per farne un museo, né per “ritagliarsi” uno spazio “sacro” di separazione fisica e culturale dalle altre persone. Lo scopo di una chiesa è offrire uno spazio santo di comunione e di relazione fraterna con gli altri. Diciamo “spazio santo”, perché la chiesa-edificio è la Casa di Dio, la Casa della presenza del Dio della fede ebraico-cristiana Tre volte Santo.  Infatti il Dio cristiano è Dio Trinità, vale a dire, è Relazione di Comunione interpersonale e profonda tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo;   Tale Relazione non è chiusa tra i Tre, non è una Relazione ricurva su di sé e autoreferenziale, questa è una Relazione molto particolare  perche attraverso l’opera dello Spirito Santo, si apre all’altro, alle creature, a tutta l’umanità. Ecco ciò che qualifica la santità del nostro Dio. Infatti è scritto nelle sacre scritture: «Siate santi perché io sono santo» (Lv 11,44; cf. 1Pt 1,15-16).  A questo bisogna aggiungere che la chiesa-edificio è la Casa del Popolo di Dio (cf. Eb 3,6; 10,21), chiamato e radunato da Lui  (questo significa “chiesa”)  Questo popolo e chiamato a nutrirsi del pane della sua Parola, del Corpo del Signore, l’Eucaristia, sacramento della fraternità, della condivisione e della solidarietà;   Questo popolo è quindi chiamato e radunato per essere educato e formato ad una autentica relazione umana e di fede, dopo averne fatta l’esperienza,  attorno alla mensa del Signore.  E’ per questo motivo che la chiesa-edificio, spazio e luogo di relazioni di comunione, è situata in mezzo alle case degli uomini, è inserita nella città e partecipa alla vita della città, attraverso i cristiani che si riuniscono in essa.   Da queste considerazioni comprendiamo che prima della chiesa-edificio viene la comunità cristiana fatta di persone concrete, le quali per vocazione,  sono chiamate a diventare con la loro esistenza il Tempio vivente – fatto di “pietre vive” – dove dimora Dio, la Casa vivente di Dio tra gli uomini.

Ecco perché la chiesa-edificio rappresenta la comunità.

La chiesa-edificio inoltre ha una funzione pedagogica, quella di ricordare ai cristiani che la loro esistenza è il Tempio del Signore. Se viene a mancare questa consapevolezza, la chiesa-edificio si riduce ad un bel museo e ad un luogo più o meno funzionale dove potersi incontrare e riunirsi, un po’ come un club…   La chiesa-edificio ha una finalità ben precisa: tutto ciò che troviamo in essa – la architettonica, gli spazi e i luoghi, l’iconografia e le decorazioni – tutto parla a noi, tutto ci interpella, tutto diventa specchio alla comunità credente , affinché essa possa rispecchiarsi e ritrovare la propria identità.  Teniamo ben presente che attraverso l’arte di una chiesa-edificio noi esercitiamo in modo particolare i sensi della vista e dell’udito: vedendo ascoltiamo e ascoltando vediamo. Ad esempio: vediamo un affresco: vedendolo, ascoltiamo la pagina biblica a cui quell’affresco fa riferimento, e ascoltando,  quella pagina biblica,  la vediamo nell’affresco “fatta immagine e colore” resa attuale per noi, per il nostro cammino umano e di fede. Quindi, nella chiesa-edificio, tutto è finalizzato ad accompagnare, la comunità nel cammino di crescita umano e di fede,  specialmente se questa comunità sente la responsabilità civile di appartenere a questa città come Casa di Dio vivente in mezzo e in compagnia degli uomini.

 

II. Lettura teologica di alcuni particolari della Chiesa di San Giovanni Battista

           Prima di entrare nella chiesa, siamo di fronte alla Facciata centrale, caratterizzata da due campanili/torri laterali e da una parte centrale più bassa sovrastante il Portale. Questa tripartizione della Facciata Centrale rievoca l’evento della Trasfigurazione del Signore (cf. Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36), dove sul Monte Tabor accanto a Gesù Cristo trasfigurato, posto al centro, appaiono da una parte e dall’altra Mosè ed Elia – simboli di tutta la S. Scrittura – che conversano con lui. Una identica impostazione architettonica la troviamo nella Facciata Centrale del Duomo di Cefalù (la cui costruzioni iniziò nel 1131), che, come sappiamo, fu dedicato al Santissimo Salvatore, ovvero al Cristo della Trasfigurazione. Stessa impostazione anche per la Basilica della Trasfigurazione del Monte Tabor in Palestina, riedificata nel 1924 sul luogo di quella antica, distrutta dai saraceni tra il 1211 e il 1212.

          Ebbene, chi sta per entrare nella chiesa e “vede” la Facciata centrale, “ascolta” la pagina evangelica della Trasfigurazione e così “sa” che si viene nella chiesa per fare quella stessa esperienza che fecero i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni: ascoltare le S. Scritture alla luce del Figlio Gesù Trasfigurato, assimilare la sua Parola e il suo Corpo donato, affinché con lui si trasfiguri anche la nostra esistenza e diventiamo anche noi “figli della luce” (cf. Gv 12,36; 1Ts 5,5).

Facciata San Giovanni

 

Varchiamo adesso la soglia attraverso il Portale centrale, simbolo di Cristo-Porta (cf. Gv 10,7-9), perché è lui che ci accoglie all’ingresso. Entrando percorriamo la Navata: non girovagando senza una mèta, ma lasciandoci condurre dallo stesso orientamento della Navata, verso la mèta che è il Cristo che Viene, il quale è rappresentato dall’Abside orientato (qui realmente) ad est, ad oriente, dove sorge il sole, che, simbolicamente, ci ricorda il Cristo Risorto che viene (cf. Lc 1,78).

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        E così giungiamo presso l’Altare, il quale anch’esso rappresenta Cristo: centro focale della comunità; e poi l’Ambone, il luogo dell’annuncio della Parola di Dio, Parola che dona lo Spirito e la Vita, perché l’Ambone ricorda il Luogo del Memoriale, il Sepolcro vuoto dove le donne, per prime ricevettero l’annuncio della Risurrezione e per prime l’annunciarono agli apostoli; e infine il tabernacolo, dove si custodiscono le specie eucaristiche consacrate per le diverse funzioni

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In questo cammino dalla Porta all’Altare, siamo accompagnati da tre figure dipinte sul soffitto della Navata, tre donne che non rappresentano solo se stesse, ma la comunità qui riunita dal Signore. Ecco le tre donne/comunità che fanno l’esperienza di un incontro che cambia la loro esistenza:

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Gesù incontra la Cananea 

          L’incontro di Gesù con la donna cananea (scena collocata all’inizio della navata), una pagana che domanda la guarigione della figlia e la ottiene per la sua “fede grande”, per il suo affidarsi al Signore, anche a quel “poco” che Lui vuole donarle (cf. Mt 15,21-28; Mc 7,24-30). Gesù ascolta il grido di dolore di questa donna, non ha paura di accostarsi a lei. Anche noi, iniziando a percorre la navata verso l’incontro con il Signore, prendiamo coscienza delle nostre malattie, in particolare quelle dello spirito, e della necessità di dover essere guariti dal Signore, dal suo incontro e dalla sua Parola.

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Gesù incontra l’adultera (scena collocata al centro della navata)

       Gesù è nel tempio, dove gli conducono l’adultera e la pongono in mezzo per giudicarla e condannarla. Gesù invece gratuitamente la perdona: il suo è un perdono che rinnova la vita strappandola dalle varie forme di idolatria/adulterio(cf: Gv 8,1-11). Anche noi, proseguendo nel cammino della navata verso l’incontro con il Signore, prendiamo coscienza delle varie e sottili forme di idolatria che abitano dentro di noi e dalle quali abbiamo bisogno di essere liberati.

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Gesù incontra la Samaritana (cf. Gv 4,1-42;

         scena collocata prima di giungere nella zona dell’Abside, dell’Altare e dell’Ambone): la donna le chiede l’acqua che disseta per sempre, invece Gesù le dona l’acqua viva che disseta mettendo ancora più sete, che non ci fa sentire già degli arrivati, ma ci pone in ricerca, in un cammino continuo di crescita e di maturazione. E poi Gesù le dona ancora la consapevolezza della vocazione ad adorare Dio in spirito e verità, cioè la vocazione a diventare lei stessa, con la propria esistenza, il Tempio, la Dimora della sua Presenza. Anche noi, arrivando al termine della navata (dopo, infatti, c’è il transetto e poi il Santuario con l’Abside, l’Altare, l’Ambone e il tabernacolo), chiediamo di ricevere in dono l’acqua viva, ovvero la Parola di Dio e il Corpo donato di Cristo, per diventare anche noi il Tempio, la Dimora vivente della sua presenza in mezzo agli uomini.

 

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Al termine della liturgia, ritorniamo verso la Porta per uscire e andare di nuovo nella città, in mezzo alle case, nelle nostre famiglie e nel luoghi di lavoro. Prima di varcare la Porta, lo sguardo si volge all’affresco della retrofacciata della chiesa-edificio, dove è stata raffigurata la scena evangelica di Gesù che caccia i venditori dal tempio (cf. Gv 2,13-22):

 

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Ancora una volta viene ricordato alla comunità che la sua esistenza è quella di essere il vero Tempio del Signore, il luogo della sua Presenza. È questa presenza che siamo chiamati a testimoniare nel mondo, nella compagnia degli uomini, collaborando ad umanizzare la città, a renderla più vivibile, più sana e onesta, meno indifferente al male, all’ingiustizia, alla illegalità. Ma tutto questo senza mercanteggiare o svendere né Dio – facendone un idolo a misura dei nostri desideri – né la nostra dignità di uomini e di figli di Dio e di fratelli al fine di ottenere qualche privilegio, qualche favore e interesse personali. Stare nella compagnia degli uomini non significa omologarsi all’andazzo quotidiano, alle varie e sottili idolatrie del nostro tempo, ma avere il coraggio di testimoniare uno stile di vita alternativo, uno stile profetico più orientato – come ci insegna Gesù nelle scene della cananea, dell’adultera e della samaritana – al bene comune, all’accoglienza, al rispetto reciproco, al dialogo, alla collaborazione, alla solidarietà, all’attenzione agli altri.  È così che la compagnia nella città degli uomini diventa, insieme alla profezia, quel modello socio-economio che nel bene di ciscuno realizza il bene di tutti.

 

 

 

 

Orario Sante Messe

GIORNI FESTIVI

Ore: 09.30 Santa Messa 

Ore: 11.00 Santa Messa 

Ore: 18.30 Santo Rosario

Ore: 19.00 Santa Messa 

 

GIORNI FERIALI            

Ore: 18.30 Santo Rosario

Ore: 19.00 Santa  Messa 

Ore: 19.30 Vespri 

 

Dove Siamo:

Via Duca D'Aosta, 31,

Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

 

x Contatti

Mail: infoparrocchiasangiovanni@gmail.com

Telefono Segreteria Parrocchiale 090 9791444

Parroco : Don Giuseppe Turrisi : Mob. 340 7810103 

 

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